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Quando il buonsenso rimane inascoltato

Vivere con decoro la propria vita, voler manifestare i propri affetti e le proprie simpatie, rifiutare l’emarginazione, è possibile che possa “disturbare”? Il buonsenso dice di NO; la nostra Costituzione, della quale giustamente andiamo fieri, dichiara a chiare lettere, all’art.3, che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge: senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. La Costituzione non scrive e non precisa – né lo potrebbe, perché verrebbe meno un suo principio fondamentale –  che i “pari diritti” riguardano esclusivamente “ i cittadini eterosessuali”.

 I diritti fondamentali, dunque, riguardando “tutti”. Risulta pertanto inaccettabile la discriminazione tuttora in atto verso omosessuali, lesbiche, trans, che altro non chiedono che il riconoscimento di diritti che vengono loro negati, per comodo o per ipocrisia.

Fino a non molti anni fa considerati malati o viziosi, quindi “diversi” dai sani e “virtuosi eterosessuali”, i cosiddetti “diversi” hanno potuto dimostrare, con la convalida di risultanze scientifiche (si leggano le dichiarazioni dell’OMS del 17 maggio 1990) che  l’orientamento sessuale non dipende da malattie o da disturbi mentali; esso è semplicemente condizionato da esigenze affettive che si differenziano da quelle eterosessuali.

 La risoluzione del Parlamento Europeo, datata 8 febbraio 1994, raccomanda a tutti gli Stati membri, come peraltro l’art.21  della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea già prevede, che vengano rispettati i diritti di ciascuno evitando qualunque forma di discriminazione, compresa quella basata su scelte affettive pretestuosamente considerate  “non ortodosse”. L’orientamento sessuale è condizione legata al soggetto: un cittadino cui, come a chiunque altro, competono specifici doveri; ma che, come qualunque altro, deve essere tutelato con tutti i suoi diritti. Non riconoscerli è arbitrio, negazione del principio di uguaglianza, aperta violazione della Costituzione italiana e delle leggi dell’Unione Europea, della quale anche l’Italia fa  parte

Adele Ferrari