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L'Ordine degli Psicologi della Lombardia prende posizione sulle “terapie riparative”

Nella seduta di mercoledì 12 maggio il Consiglio dell’Ordine degli Psicologi della nostra regione ha approvato con 11 voti favorevoli e 3 astenuti una delibera sulle cosiddette “terapie ripartive” dell’omosessualità, in vista del convegno che Joseph Nicolosi (il principale fautore di tale approccio), terrà a Brescia a fine mese.

Si legge nel testo della delibera che l’Ordine degli Psicologi della Lombardia difende la libertà dei terapeuti di esplorare senza posizioni pregiudiziali l’orientamento sessuale dei propri clienti, segnalando che qualsiasi corrente psicoterapeutica mirata a condizionarli verso l’eterosessualità o verso l’omosessualità è contraria alla deontologia professionale e al rispetto dei diritti dei propri pazienti. Si segnala inoltre come le cosiddette terapie riparative rischino di forzare i pazienti nella direzione di cambiare o reprimere il proprio orientamento sessuale invece di analizzare la complessità dei fattori che lo determinano e favorire la piena accettazione di se stessi.

Nel corso del suo intervento, il Presidente dell’Ordine, Dott. Mauro Grimoldi, ha ribadito come lo psicologo debba lavorare per promuovere il benessere psicologico del paziente astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori, e specifica come le terapie di conversione o riparazione dell’omosessualità siano basate su teorie prive di validità scientifica. «Condanniamo ogni tentativo di patologizzare l’omosessualità, che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità definisce come una variante naturale del comportamento umano», ha chiarito senza mezzi termini Grimoldi, evidenziando i rischi connessi a iniziative come quella del convegno di Nicolosi. «Non solo – dice – si avalla una pratica discutibile dal punto di vista deontologico, ma si rischia anche di trasmettere un messaggio socialmente sbagliato alle persone che vivono sulla loro pelle le difficoltà legate all’accettazione della propria omosessualità».

E’ stato possibile raggiungere questo importante traguardo anche grazie alle centinaia di segnalazioni giunte via email, fax, telefono e richieste di appuntamento all’Ordine, oltre a un esposto di Arcigay e un invito a prendere posizione da parte dell’Ordine degli Psicologi di Emilia Romagna e Toscana.

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