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Voglio una vita

Alcuni giorni fa sulla mia bacheca personale di FaceBook ho riportato un articolo tratto da Repubblica.
L’obbiettivo era di sensibilizzare ancora una volta i miei amici su tematiche così delicate: il bullismo omofobico a scuola.
Proprio in questi giorni Arcigay ha pubblicato e diffuso un vademecum per studentesse e studenti.
Quando si pensa alla parola bullismo, ci viene in mente una rissa o un pestaggio. Ma la violenza può essere anche verbale, psicologica. Chi è vittima di bullismo in quanto nero, arabo, ebreo, disabile, ecc può trovare nella propria comunità o famiglia supporto e aiuto. I giovani gay, lesbiche e bisessuali spesso non hanno nessuno a cui rivolgersi, poichè non hanno ancora accettato il proprio orientamento sessuale, perchè non conoscono altre persone “come loro” o perchè in famiglia l’omosessualità non è accettata. Si crea così una immagina negativa di sè, perchè amici e insegnanti parlano male di omosessualità e bisessualità (allora vuol dire che IO sono sbagliato, contro-natura, malato, ect) . Restare in silenzio significa aumentare il proprio isolamento. Alcuni cadono in depressione, autolesionismo, ansia e attacchi di panico, disturbi della personalità… tentativi di suicidio, o …
Ecco quindi la spinta per proseguire nella sfida. Il perchè continuare anche in mezzo a mille difficoltà con un’associazione in una arida provincia di Milano.
L’Occasione quindi di pubblicare una delle varie mail e confidenze sofferte che arrivano quasi quotidianamente nella nostra sede.

Sergio Prato, Presidente Le Rose di Gertrude di Magenta

Carissimo Sergio,
ti ho già risposto su FB a commento del link al discorso del consigliere comunale americano sui suicidi di ragazzi gay , ma qui vorrei riprendere meglio il discorso e farlo in prima persona.
Quel caso tra le righe è il mio: nel periodo delle scuole medie (guarda caso scuola cattolica privata) sono stato vittima di bullismo per ragioni diverse dall’orientamento sessuale (non ancora presente) e per tre anni ho vissuto un vero e proprio inferno quotidiano…
Al termine mi sentivo un miracolato per esserne uscito vivo e incolume: il fatto di provare attrazione per i ragazzi non mi ha mai spinto (quasi come un automatico istinto di sopravvivenza) a dichiararlo, né in casa né altrove: avevo 14 anni e non c’era né internet né le possibilità di frequentare ambienti gay.
Così cercai di stringere amicizia con qualche coetaneo e immancabilmente tendevo a frequentare un ragazzo alla volta e sempre qualcuno che in fondo mi piaceva anche fisicamente: cercavo di creare ogni occasione per cogliere il minimo segnale d’interesse… mentre nulla continuava ad accadere (guarda caso tutti quelli che mi piacevano si sono poi rivelati “etero da manuale”), al liceo avevo ottenuto quella stima e quel rispetto mai avuto ai tempi delle medie. Nulla di particolare ma almeno potevo andare a scuola senza terrore… e tra gli stessi compagni di classe ti risparmio gli apprezzamenti da loro esternati al passaggio di qualche coetaneo un po’ effeminato, così come le considerazioni sull’omosessualità…
Il tempo passava e con esso scoprii che avrei potuto farcela anche con una ragazza e non potevo che farlo prima di vivere un rapporto gay: sentivo che era l’unica possibilità di provare se ero come tutti gli altri e mi darai atto che per un adolescente ciò è molto importante…
Questo non arrivò al liceo ma al primo anni di università: m’innamorai di una ragazza e fu un colpo di fulmine per entrambi. Ciononostante impiegai un mese per perdere la mia verginità e dopo tre troncai la relazione con la scusa del carattere troppo oppressivo di lei (cosa che c’era anche prima, insieme ad un amore sincero da parte sua).
Anche all’università i gay non erano ben visti e io comunque vivevo ormai da etero, al punto che nemmeno più un conscio dubbio poteva sfiorarmi… eppure quelli furono gli unici rapporti sessuali completi con una ragazza: ne seguirono altre ma senza arrivare a fare tutto. E questo mi condusse in un circolo vizioso: faticavo molto a trovare una ragazza (evidentemente dietro ai miei modi maschili si intravedeva qualcosa di diverso rispetto agli altri ragazzi, quasi a pelle probabilmente e le ragazze in questo sono piuttosto sensibili, anche senza capire di cosa si tratta esattamente) e quando ne trovavo andavo in automatico su persone particolari… Proprio all’ultima di queste devo molto, in quanto è grazie a lei che ora sono qui a scriverti: lei non sa nulla di me ma all’ultimo anno di relazione, stufo del suo atteggiamento represso (ma credo fosse l’ennesima scusa costruita dalla mia mente per giustificare quella che da sempre è la mia spinta prevalente), provai un’esperienza con un ragazzo più giovane di me (io appena trentenne e lui uno studente di 23 anni). Subito capii che era tutt’altra cosa, senza nemmeno bisogno di rapporti completi: mi sentivo a mio agio, al punto che non ho più desiderato contatti con ragazze e la mia storia fu chiusa nel giro di pochi mesi (da parte sua a causa del mio progressivo distacco).
Nel frattempo il lavoro (a progetto) aumentava e godevo di sempre maggior stima e fiducia: mai e poi mai potevo permettermi il lusso di esternare il mio privato con il rischio di rimetterci la mia unica fonte di sostentamento, senza la quale non avrei potuto nemmeno coltivare la mia nuova vita privata. Oltretutto il mio lavoro mi piace ed è adatto a me.
Era dura conoscere ragazzi: sempre su internet e sempre gente strana, fino a che arrivò un ragazzo brasiliano, molto carino al punto da sembrare uno scherzo… e invece ne è nata una storia, sino a che vi sono stati screzi per incompatibilità di priorità: io cercavo amore e affetto ma lui, oltre a questo, cercava qualcuno che lo coccolasse anche economicamente (e questo è e rimane il mio punto debole, in virtù di un reddito perennemente basso). Poi ancora strani incontri: io sono riservato ma nello stesso tempo capace di mettermi in gioco e desideroso di storie vere e non virtuali o platoniche…
Inoltre tendenzialmente mi piacciono i ragazzi più giovani e sento che il tempo passa, nonostante dentro continuo a sentirmi ventenne, o meglio sono tornato a sentirmi tale (forse per la prima volta) dal momento che ho affrontato quella parte di me tanto importante quanto per troppo tempo sommersa.
Ora non ho bisogno di render conto a nessuno della mia vita ma solo di viverla: questa è l’unica cosa che desidero!
E’ triste vedere come un etero viene identificato per ciò che è (lavoro, hobby, qualità umane e professionali, carattere, aspetto fisico ecc. ) mentre un gay viene etichettato esclusivamente per il suo orientamento sessuale e questa è la prima cosa che la gente usa per riferirsi a lui: questo non l’ho mai sopportato e ho fatto di tutto per potermi affermare nel lavoro, tenendo ben separata la mia vita privata (anche da etero, dato che sentivo che mai avrei desiderato una famiglia).

La mia vita, come credo quella di molti altri giovani, è stata un continuo compromesso, ma almeno ho provato tutte le situazioni ed ora so dove andare: non è facile e forse in contesti diversi sarebbe stato molto più semplice e a quest’ora anziché il compromesso ci sarebbe stata la felicità…

Lascio a te questa mia testimonianza e, in modo anonimo, potrai farne buon uso: chissà mai che possa servire ad altri… credimi, io mi adopero ogni giorno per contribuire nel mio piccolo a cambiare le cose, non solo attraverso i miei commenti, ma anche il mio agire: discreto, riservato, ma sempre concreto e presente.

Un abbraccio e a presto,
XXX

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