All’inizio e per molto tempo la sedia davanti a me è rimasta vuota, l’unica di sei libri parlanti…
I primi a sedersi sono stati 2 giornalisti, poi qualcuno che mi ha fatto giusto un paio di domande e si è alzato frettolosamente… Sembrava che fosse molto difficile decidere di parlare con me.
Poi pian piano le persone hanno incominciato ad arrivare, fino a che è diventata una girandola di visi, emozioni, storie che si sono intrecciate alla mia.
E’ stata un’esperienza magnifica, incredibilmente impegnativa ed a tratti molto emozionante. Mi sono sforzata di concentrami su ogni persona che ho avuto davanti, di metterla a proprio agio, di capire fino in fondo cosa veramente voleva chiedermi. A volte ho avuto l’impressione di non aver dato le risposte “giuste”, quelle che avrei voluto e potuto dare, ma quelle che mi sono venute più facili e mi sono rimproverata per questo. Per fortuna le impressioni spiacevoli sono state ampiamente ricompensate da momenti davvero toccanti: qualche volta “lettori” e “lettrici” mi hanno ringraziato sorridendo con gli occhi lucidi ed ho sentito di aver trasmesso loro serenità, forza e fiducia.
Più spesso le persone volevano sapere se ci sentiamo genitori “diversi” ed eventualmente in che cosa, come i nostri bambini si rapportano con due mamme o due papà, come fanno due donne a decidere quale delle due porterà avanti la gravidanza, se la legge ci tutela in qualche misura oppure no, quali sono le difficoltà più grandi che incontriamo. In complesso mi è sembrato che le persone che si sedevano avevano veramente voglia di conoscere e di comunicare.
Le domande in assoluto più gettonate sono state: “Come hai avuto la tua bambina?”, “Non hai paura che potrà subire discriminazioni in futuro?” e “Come glielo spiegherai?”. Ho risposto molto sinceramente raccontando la mia storia come una delle tante possibili, e dichiarando un’inevitabile preoccupazione moderata dalla fiducia in un ambiente familiare equilibrato e sereno che, sono sicura, saprà trovare le risposte giuste al momento opportuno.
Arianna