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TDOR, l'esperienza di una noi.

Il TDOR è la giornata mondiale (20 novembre) in cui vengono commemorate le vittime di transfobia. La lista è lunghissima ed ogni anno cresce drammaticamente. Persone transessuali barbaramente assassinate per ragioni puramente legate alla loro condizione.

Ritengo sia giusto e doveroso in questa giornata, però, sottolineare che le vittime della transfobia non sono solo quelle inserite nella drammatica lista delle persone decedute, ma anche tutte quelle persone transessuali che sono costrette ai margini di una società che le esclude e le deride, non consentendo loro di vivere una vita “normale” e serena.

Troppo spesso le persone che vivono la condizione transessuale si trovano escluse dal mondo del lavoro e vedono precluse tutte una serie di opportunità di partecipazione alla vita sociale.

La transessualità non è né una scelta né una malattia, bensì una naturale condizione che coinvolge un significativo numero di esseri umani che, per colpa di una morale bigotta e retrograda, non vedono sovente riconosciuto il loro diritto di vivere ed esprimersi liberamente.

Io, dal canto mio, ritengo di essere stata molto fortunata: durante il mio percorso non ho incontrato ostacoli di sorta, né ho subito episodi di alcuna discriminazione o transfobia.

Dopo trent’anni di sofferenze e di vita in una “gabbia” di cui forse avevo contribuito a montare le sbarre, ho deciso di vivere la mia vita e mi sono presentata al mondo. Contrariamente a quanto avrei potuto, forse, immaginare, sia la famiglia che gli amici mi sono rimasti accanto. Il mio ambiente lavorativo, per quanto duro e settoriale, non ha posto veti alla mia nuova condizione, anzi sono stata accolta senza grande clamore e la “gente” del cui giudizio avevo tanta paura, non ha battuto ciglio. Ho in pratica continuato a vivere la mia vita come avevo sempre fatto in assoluta “normalità”, con la sola differenza che oggi sono me stessa e serena come mai avrei potuto immaginare.

La mia biografia non credo sia tanto differente da quella di molte di noi persone transessuali (in particolare quelle che decidono di transizionare in “tarda” età). Ho iniziato ad avvertire il disagio attorno ai 10 anni e per i successivi trenta ho alternato momenti in cui ho assecondato la mia natura (concedendomi insoddisfacenti momenti di travestitismo) ad altri in cui cercato di combatterla. Mi sono sposata (per amore) ed ho vissuto dieci anni di apparente serenità intervallata da momenti di grande sconforto in cui ho cercato di reagire “fuggendo” (cambiando sovente lavoro e città). Solo a 40 anni ho capito che in realtà cercavo solo di fuggire da me stessa e che non sarei mai stata realmente felice e realizzata, fino a quando non avessi trovato un mio equilibrio ed assecondato la mia vera natura. Tra mille incertezze e dubbi ho così iniziato la transizione ed è stata la miglior”scelta” della mia vita.

La fase di coming out è stata “paradossalmente” molto meno complicata di quanto potessi immaginare e tutti mi hanno compreso ed accolto benevolmente: famiglia, amici e lavoro. Credo che questo “successo” dipenda dal fatto che io sia stata in grado di far trasparire grande serenità e forza e che abbia fatto tutto con estrema “naturalezza” senza mai “scadere in eccessi” che potessero creare imbarazzo nel mio interlocutore. Ho cercato di trovare sempre il momento giusto per “comunicare” la mia scelta, lasciando il tempo alle persone (in particolare a quelle più vicine) di “assimilarla”.

Ho conosciuto lungo il mio percorso persone splendide a cui devo tanto come, ad esempio, gli amici delle “Rose di Gertrude” o quelli della compagnia teatrale ATOPOS di cui faccio parte.

Ho vissuto esperienze bellissime che mai avrei potuto immaginare e che mi hanno dato un’incredibile serenità arricchendomi personalmente.

In definitiva, la transizione è un percorso duro, molte volte solitario, ma esorto tutt* a seguire la propria natura. Non si può sapere a priori come andrà, ma, se un* lo sente nel cuore, è giusto che lotti per essere se stess*: la “verità” alla fine paga sempre!

Giulia Lunaspina

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1 Comment

  1. Giulia Lunaspina

    In aggiunta a quanto scritto, avendo esortato a seguire il “proprio cuore” e la propria “vera natura”, vorrei ricordare, e ringraziare, il servizio offerto dall’ALA (Milano) dove la splendida Antonia Monopoli è sempre disponibile ad accompagnare ed indirizzare le persone transessuali nel loro percorso.

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