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27 gennaio 2018 Milano: Flash Mob Memoria dello sterminio dei Triangoli Rosa

Più di cinquecentomila morti e altre decine di migliaia in carcere. Sono i numeri, difficilissimi da stimare, dell’ “Homocaust”, pagine ancora dimenticate dello sterminio nazista nei confronti delle persone omosessuali.

Caratterizzati da un triangolo rosa cucito sulla divisa a righe, le persone omosessuali affollavano i campi di concentramento sparsi in tutta Europa, subivano umiliazioni e torture, venivano sottoposti a folli sperimentazioni pseudoscientifiche fino alla morte (la mortalità dei prigionieri omosessuali è stimata al 60%). Una pagina difficilmente strappata della storia perché il pregiudizio omofobico, non era certo assente negli altri paesi, neppure in quelli che si opposero al Terzo Reich durante il secondo conflitto mondiale e presente ancora oggi.
E allora, quando i cancelli di Auschwitz e degli altri lager vennero abbattuti dai blindati dell’ armata rossa, molti dei superstiti marchiati con il triangolo rosa preferirono tacere il vero motivo del loro internamento, diventando vittime senza voce e senza giustizia. Si consiglia la lettura di : “Le ragioni di un silenzio “a cura del circolo Pink di Verona (1985).

L’ossessione nazista per i gay si era palesata già con la “notte dai lunghi coltelli”, quando Hitler spazzò via le SA (truppe d’assalto, ndr) e il suo capo, l’omosessuale Ernst Rohm. Per il fuhrer esisteva una vera e propria “congiura omosessuale che minava la concezione normale di una nazione sana”. Deliri che non stupiscono nemmeno oggi, purtroppo, visto che ancora in troppi paesi al mondo l’omosessualità è considerata ancora una devianza, una malattia, quando non un reato punibile anche con la pena di morte e le preoccupanti notizie dalla Cecenia.
Ma il dramma delle persone omosessuali nei campi di concentramento fu duplice: da un lato le torture degli aguzzini nazisti, dall’ altro l’ assurdo isolamento operato dagli altri prigionieri. Gli uomini che portavano il Tringolo Rosa erano ultimi tra gli ultimi, paria in quell’universo mostruoso che era il lager. Molti di loro vennero castrati, alcuni addirittura su propria richiesta, per dimostrare al regime l’intenzione di “guarire dalla malattia” e sperando così di tornare a casa. Molti altri vennero usati come cavie per esperimenti clinici, come l’impianto di una ghiandola artificiale di testosterone che, nelle intenzioni dei macellai del Reich, avrebbe dovuto sanare la devianza omoaffettiva. Centomila omosessuali furono coinvolti dalle purghe naziste: sessantamilamila scontarono la pena (dai 5 ai 10 anni) in carcere, dai 500 agli 800mila furono internati nei campi di concentramento applicando una Legge dimenticata :il paragrafo 175.
Questi i motivi che ieri 27 gennaio 2018, Giornata della Memoria il coordinamento Arcobaleno di Milano e della Città Metropolitana ha organizzato un flash-mob nell’ ottagono della Galleria Vittorio Emanuele di Milano . Più di un centinaio di persone attorno a un grosso triangolo rosa steso a terra nel simbolico cuore di Milano. Piccoli gesti ricolmi di affetto come il suono del violino, l’accensione dei lumi ma anche messaggi forti contro il pregiudizio alla base di ogni istigazione d’odio lanciati dai referenti delle associazioni e dall’ assessore PierFrancesco Majorino in rappresentanza del Comune di Milano.

Per Le Rose di Gertrude
Sergio Prato
Presidente

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